Ripristinare la salute con antiparassitaria e la pulizia del fegato.

antiparassitaria e la pulizia del fegato, ripristinano la salute.

 Dopo anni di ricerche e prove di “pulire” il mio corpo, dentro, finalmente sono arrivata! Niente è stato per caso e tutto veniva nel momento giusto! Continua la lettura di Ripristinare la salute con antiparassitaria e la pulizia del fegato.

Cura antiparassitaria Hulda Clark, per i bambini.

Cura antiparassitaria Hulda Clark, per i bambini.

ANTIPARASSITARIA SI FA CON:

  1. TINTURA EXTRA FORTE DÌ GUSCIO DÌ NOCE NERA
  2. CAPSULE DÌ ASSENZIO ( 200-300MG).
  3.  CAPSULE DÌ CHIODI DÌ GAROFANO (500MG).
  4. PER IL PERIODO DELLA CURA SI DEVE PRENDERE ARGININA, LA MATTINA, E ORNITINA,LA SERA PRIMA DI ANDARE A LETTO.  LONTANO PASTO 1 ORA E  MEDICINALI 2 ORE, TUTTE DUE.

    cura antiparassitaria per i bambini
GIORNO TINTURA DÌ NOCE VERDE, PRIMA DELLA COLLAZIONE, DILUITA IN ¼ BICCHIERE DÌ ACQUA E BEVUTO SORSEGGIANDO, ENTRO 15 MINUTI DOSE CHIODI DÌ GAROFANO, DURANTE IL PASTO 3 VOLTE AL GIORNO

CAPSULE

DOSE ASSENZIO,  A STOMACO VUOTO, PRIMA DELLA CENA

CAPSULE

 1 1 VOLTA/SETT. 2 CUCCHIAINI DILUITI IN 1/4 BICCHIERE DÌ ACQUA 1 1 1

1 ALLA COLLAZIONE, 1 AL PRANZO, 1 ALLA CENA

1
 2 2 2 2 1
 3 3 3 3 2
 4 3 3 3 2
 5 3 3 3 3

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Il bicarbonato di sodio e i reni.

Il bicarbonato di sodio e i reni.

Studio

Bicarbonato di sodio-una dose giornaliera di bicarbonato di sodio, già utilizzati per la cottura, la pulizia, indigestione acida, scottature solari, e altro ancora,  in alcuni pazienti con malattia renale cronica (IRC), riportrallenta il declino della funzione renale a uno studio prossimo nella Gazzetta della Società Americana di Nefrologia (JASN). “Questa strategia semplice ed economico migliora anche lo stato nutrizionale dei pazienti ‘, e ha il potenziale di tradurre in rilievo economico, qualità della vita, e dei benefici sui risultati clinici,” commenta Magdi Yaqoob, MD (Royal London Hospital).

bicarbonato di sodio e la funzionalità renale
bicarbonato di sodio e i reni

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Come cancellerà il muco dai polmoni e aiutare il sistema immunitario.

Come cancellerà muco dai polmoni e aiutare il sistema immunitario. 

Il polmone è uno degli organi più importanti nel corpo. Un problema che può colpire l’attività sua è la presenza del muco.Tutto nel nostro corpo dipende dal sistema immunitario. Continua la lettura di Come cancellerà il muco dai polmoni e aiutare il sistema immunitario.

Proteine e reni.

Proteine e reni. 

Dal momento che le proteine devono essere filtrate attraverso il rene (come l’urea), si è ipotizzato che un eccessivo apporto di proteine possa essere dannoso per la funzionalità renale. Nel 1983, i ricercatori scoprirono che assumere più proteine aumenta il tasso di filtrazione glomerulare (Glomerular Filtration Rate, GFR), che potrebbe essere considerato come la quantità di sangue che i reni filtrano al minuto. Da questa scoperta, alcuni teorizzarono che un maggiore tasso di GFR ponesse i reni sotto maggiore stress.reni

L’inconsistenza di questa logica è duplice. In primo luogo gli studi da cui sono state estrapolate tali conclusioni erano sempre basate su analisi epidemiologiche che rivelavano come, su soggetti con disturbi renali pre-esistenti, diete ricche di proteine aggravano lo stato del rene (Brenner et al., 1982), e che quando le proteine nella dieta venivano ridotte nelle persone che soffrono di malattie renali, la progressione verso lo stadio finale della disfunzione veniva ritardata o bloccata (Salahudeen et al., 1992). Quindi non si esclude che un soggetto con funzionalità renale compromessa possa accusare problemi causati dall’assunzione di proteine in eccesso, ma ciò non può essere esteso anche agli individui sani. Gli individui con insufficienza renale totale (che devono sottoporsi a emodialisi) devono consumare una dieta a basso contenuto di proteine per non sovraccaricare i reni. Effettivamente, raddoppiando ad esempio la dose proteica prescritta dalla RDA, il tasso di filtraggio nei reni aumenta del 90%. Anche una sola alta somministrazione di proteine può aumentare il tasso di filtraggio del 20% o più per diverse ore. Sta di fatto che negli individui sani, non è mai stato dimostrato che il regime iperproteico causi problemi renali. È stato stabilito che un maggiore apporto proteico porta a delle alterazioni adattative nelle dimensioni e nella funzione del rene, senza però causare effetti avversi, e che l’introito proteico non è correlato con il declino della funzione renale nel tempo. Come discusso da Walser, la connessione tra assunzione proteica e funzione renale compromessa non può essere sostenuta per diversi motivi: (1) la restrizione calorica è più efficace nei ratti rispetto alla restrizione proteica nel ritardare il declino della funzione renale associato all’età, (2) la restrizione proteica tende a ridurre il GFR piuttosto che aumentarlo, e (3) non vi è certamente alcuna prova a supporto del fatto che un elevato apporto di proteine provochi una progressiva riduzione della funzione renale. Walser concluse che è chiaro che la restrizione proteica non previene il declino della funzione renale con l’età, e, di fatto, è la principale causa di tale declino. Secondo Walser, un modo migliore per prevenire il declino sarebbe quello di aumentare l’assunzione di proteine. Alcune ricerche, sia su animali che sull’uomo, suggeriscono addirittura un effetto benefico di un alto apporto proteico sulla funzione renale. Inoltre, diverse popolazioni nordiche come quelle del Nord Canada o gli Inuit dell’Alaska arrivano a consumare fino a 3 g/kg durante il corso della loro vita, senza accusare effetti avversi sulla salute dovuti all’alimentazione iperproteica. In sintesi, gli adattamenti della funzione renale, che sono spesso interpretati come indice di affaticamento o danni, hanno maggiori probabilità di essere semplicemente normali effetti di un adattamento all’assunzione di maggiori quantità di proteine.

Da un punto di vista puramente empirico, se si considera il numero di individui che consumano alti apporti proteici per lunghi periodi di tempo, ci dovrebbe essere una maggiore incidenza di problemi renali, ma tale conclusione non è mai stata segnalata nella letteratura scientifica]. In realtà ben poche ricerche hanno esaminato direttamente l’impatto di apporti proteici molto alti sulla funzione renale degli atleti. Uno studio ha esaminato l’impatto di 2,8 g/kg di proteine sulla funzione renale di culturisti. Sebbene questi di norma consumassero proteine oltre il necessario ai fini dell’aumento della massa muscolare, dall’analisi di diversi indicatori della funzione renale non è stato osservato alcun effetto negativo, a dispetto del fatto che questo eccesso arrivasse anche al 250% del RDA: “fino alla dose di 2,8 [gr/kg/die] non abbiamo potuto trovare nessun segno di effetti dannosi dovuti all’assunzione di alte dosi di proteine nel regime alimentare” (Poortmans e Dellalieux, 2000). Uno studio molto importante smentì la presunta dannosità di alti regimi proteici sulla funzionalità renale anche sul lungo termine. Knight et al. (2003) determinarono se l’assunzione di proteine influenza la funzionalità renale nelle donne oltre un periodo di 11 anni. 1624 donne arruolate nel Nurses’ Health Study che avevano tra 42 e 68 anni di età nel 1989 analizzando i campioni di sangue nel 1989 e nel 2000. Nelle analisi di regressione lineare multivariata, l’assunzione di proteine non è risultata significativamente associata al cambiamento del tasso di filtrazione glomerulare (GFR) stimata nelle donne con normale funzionalità renale. Gli autori conclusero che l’assunzione di proteine non sembra essere associata con il declino della funzione renale nelle donne con normale funzionalità renale. Secondo uno dei ricercatori più noti in questo campo, Peter W Lemon, “se le diete ad alto apporto proteico portano i reni sani a diventare disfunzionali, ci si aspetterebbe di vedere molti atleti accusare di problemi renali“, quando invece gli atleti consumano quantità di proteine di gran lunga superiori al RDA per molti anni. I problemi renali inoltre sono sostanzialmente inesistenti nella comunità del culturismo, in cui l’assunzione di estremamente alta di proteine è la norma da più di mezzo secolo. Come già segnalato, anche la popolazione statunitense consuma proteine in quantità superiori di 2 o 3 volte il fabbisogno obbligatorio a causa dell’alto consumo di fonti animali, e questa teoria dovrebbe tradursi nel fatto che la maggioranza degli americani svilupperebbe malattie renali. Per concludere, già nel 1989 il National Academy of Sciences National Research Council indicò che non ci fosse alcuno studio su esseri umani che sostenga che l’eccesso di proteine porti a problemi renali, ma anche altre evidenze scientifiche più recenti suggeriscono che non vi siano dati che indichino come un’assunzione fino a 3 volte la dose giornaliera raccomandata (RDA) [2.4 g/kg/die] possa portare a malattie renali (Lemon, 1995). Infine una metanalisi sulle ricerche scientifiche in letteratura tra apporto proteico e funzione renale da parte di Martin et al. (2005) conclude che: “Allo stato attuale non vi sono indicazioni sufficienti perché vengano emanate direttive pubbliche per limitare il consumo di proteine in adulti sani allo scopo di preservare la funzione renale. In generale, secondo i dati del Institute of Medicine, non sono mai stati documentati effetti nocivi con introiti proteici superiori ai 2 gr/kg.